giovedì 29 gennaio 2009

figli, tanti figli!!!


Questa è la famiglia Duggar...ops, manca l'ultima arrivata, nata il 18 Dicembre 2008. Nome: Jordyn-Grace Makiya. Già, perchè ognuno dei figli ha il nome che comincia con la lettera J. Curioso.
Mmmh...lo so, lo so...in realtà ciò che è "curioso" è il numero di prole messa al mondo da questa donna di 42 anni e dal marito con cui è sposata da più di vent'anni...18 figli, mashaa Allah!
Pensando a questa numerosa famiglia (un eufemismo, definirla "numerosa"!!!) non posso che ragionare da un punto di vista prettamente Islamico...d'altra parte sono Musulmana, sottomessa ad Allah, Sua serva. Come altro dovrei ragionare?!

"E non uccidete i vostri figli per paura della povertà. Noi provvederemo al vostro sostentamento così come al loro. " [sura Al-An'am, 151]

"E chiunque teme Allah, allora Egli renderà la sua questione facile per lui. " [sura At-Talaq, 4]

اللهُمَّ لا سَهْلَ إلا مَا جَعَلتَهُ سَهْلا وَ أنتَ تَجْعَلُ الحزْنَ إذا شِئْتَ سَهْلا
"O mio Signore, non vi è nulla di facile se non ciò che tu rendi facile, per la Tua volontà rendi facile ciò che è difficile."

I coniugi Duggar si sono completamente affidati alla volontà del Signore, a quello che si chiama Al-Qadr (il Decreto Divino). Nel loro sito internet, esordiscono in questa maniera:

"La nostra preghiera è che tutti coloro che vedono questo sito, si rendano conto che siamo persone normali con le nostre debolezze ed imperfezioni individuali, ma serviamo (=>siamo servi di) un Dio straordinario che ci delizia in dimostrazione della Sua Grande Potenza!"

Seguono varie citazioni bibliche...sulla ricompensa che rappresentano i figli da parte del Signore e via dicendo. E ammettendo che non si fermeranno al 18 esimo figlio..."Finchè Dio vorrà!"
Sono Cristiani. Protestanti, Evangelici, Cattolici...non lo so. Ma sono Cristiani. E credono che i figli siano una benedizione. E non temono le difficoltà terrene. Nè i (pre)giudizi della gente, che soltanto il Signore è Colui che giudica.

La casa di 1000 mq in cui abitano l'hanno costruita con le loro mani, il loro sudore. E costruiscono la maggior parte di ciò che serve loro. I ragazzi non vanno a scuola, la madre si fa fornire dal Ministero il programma scolastico ed è lei a seguire i figli nel loro percorso di studi primario. Ogni membro della famiglia, dal più piccolo al più grande, si occupa di qualcosa di utile per il funzionamento della casa...dalle lavatrici alla cucina, dal riordinare al seguire i fratellini/sorelline minori. Una sorta di...bè, sì...di "catena di montaggio"! Mashaa Allah!

Spostandoci dall'Arkansas all'Italia, leggo un pò il forum del sito dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose...gente comune che ha deciso per la vita. Perchè il Signore ha deciso così per loro. E nonostante le oggettive difficoltà quotidiane, dai conti che non tornano all'organizzazione della gestione familiare, sono sorridenti e felici. Certamente con le loro problematiche terrene, ma con tanta fede e speranza.

Ecco...gli esempi per tutti coloro che "programmano" (???) uno o al massimo due figli...che "Per carità poi non riusciamo ad arrivare alla fine del mese...e a comprarci il navigatore satellitare o a rinnovare l'abbonamento alla palestra o a farci la vacanza di due settimane al mare. Per non parlare della PlayStation e delle ultime Nike per i bambini." Già. Desolante.
Ha detto il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam):

"Non è la povertà che io temo per voi, è che possiate cominciare a desiderare questo mondo come altri prima di voi lo hanno desiderato, così che distrugga voi come ha distrutto loro."
[Bukhari, Muslim]

Inoltre...

"Sposate colei che è affettuosa e fertile, perchè io sia orgoglioso del vostro grande numero."
[Abu Dawud, An-Nasa'i; classificato come sahih da Shaykh Al-Albani in Adab al-Zafaf, p. 132]

giovedì 22 gennaio 2009

un pallone...un hijab


Recentemente ho letto un articolo, risalente ad un paio di anni fa.

Una ragazzina. Un campo da calcio, un pallone. Un hijab. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro...è chiaro. Non so come sia andata a finire...certo è che mi sono affiorati alla mente dei ricordi.

Ero bambina e correvo dietro ad un pallone. Ovunque. Con chiunque. Poteva essere mio padre o mio fratello o dei compagni di classe. O un muro e dei palleggi in solitudine. Che ridere...una ragazzina delle medie -in una scuola privata di preti gesuiti- che gioca a calcio con i maschi. E che fa di tutto perchè questo non le venga impedito. Storcevano il naso, cercavano di dissuadermi. Ma io no. Andavo in spogliatoio qualche minuto prima degli altri, mi cambiavo e attendevo l'inizio del campionato scolastico. E via. Lo sfogo, le corse, i falli subìti e le prese in giro...già, rimanevo comunque una femmina. Ma i meriti mi venivano riconosciuti, ed ero la prima ad esultare o ad arrabbiarmi.

Passano gli anni. Divento adulta, non per desiderio...ma la vita a volte ti conduce laddove nemmeno immaginavi di poter arrivare.

Arriva un momento, quel momento che mi avvicina sempre più all'Islam...e ritrovo il desiderio di giocare a calcio, seriamente. Trovo una squadra femminile di serie D e mi impegno. Allenamenti, stanchezza, sacrifici, partite del sabato e della domenica. Nel frattempo avviene qualcosa dentro di me...e mi sottometto ad Allah. Comincio a pregare, ad indossare il hijab. E continuo a giocare a calcio. Con il mio hijab nero. E gli scaldamuscoli lunghi e la maglia fuori dai pantaloncini. E il sorriso sulle labbra. Sempre. Anche durante Ramadan, con la seta che ti spezza la gola e il desiderio di chiedere il cambio al mister.

Smisi di lì a poco. Era tanta la voglia di proseguire, ma mi resi conto di quanto fosse difficile conciliare l'una e l'altra cosa. L'attività sportiva, con i primi passi verso la conoscenza. Ma nessuno mi discriminò mai per quella scelta. Per il mio hijab. Mi conobbero in un modo, le mie compagne e lo staff della squadra, e mi ritrovarono in un altro. Al hamduLillahi.
Sorrido, al pensiero di questi ricordi. Così lontani nella memoria, ma vicini nel tempo.

E sorrido perchè, avessi un pallone, due palleggi li farei volentieri. Adesso. Un corsa liberatoria, per non pensare a questa dunya. Un fallo rasoterra e lo sguardo agguerrito all'avversaria.

Ma adesso, no. Non è più il momento. E' solo ora di ricordare.

mercoledì 21 gennaio 2009

blog: Mujahida fi sabil Allah


Al hamduLillahi Rabbil 'alamin. Wa salatu wa salamu 'ala RasulAllah.
As salamu aleikum wa rahmatuLlahi wa barakatuhu.

Mujahida fi sabil Allah...perchè questo nome.
Partiamo dal mio, di nome: Mujahida. Colei che compie uno sforzo...colei che compie un jihad.
Fi sabil Allah: sul sentiero di Allah...sulla via di Allah. Per compiacere Allah.
Bè, sì...perchè io prego ogni giorno che Allah ta'Ala mi aiuti nel mio jihad quotidiano: pregare in orario, compiere salawat nawafil, digiunare, leggere il Qur'an, essere una buona madre, smussare gli angoli più spigolosi del mio carattere, trattenere i sentimenti negativi...e tanto ma tanto altro ancora. Ecco il motivo per cui mi sento una "mujahida".
Il Profeta (sallAllahu 'alayhi wa sallam) ha detto: "Il mujahid è colui che compie il jihad contro la propria anima in obbedienza ad Allah. E il muhajir è colui che lascia ciò che Allah ha proibito."
[Sahih: riportato da Ahmad (3/21), autenticato da Shaykh Al-Albani in Sahihut-Targhib (2/150)]

In questo blog, insha Alla, tratterò argomenti di dunya...in relazione alla Religione di Allah ta'Ala. I Muslimin nelle terre di kufr e i Muslimin che hanno compiuto l'Hijra, le questioni legate alla copertura femminile e alla donna in generale, il rapporto quotidiano con il proprio Din e le difficoltà nel percorso verso l'Akhira. La cucina halal, i pensieri di una giovane donna Muslima. E naturalmente il costante ricordo di Allah e degli insegnamenti del Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi wa sallam) e dei Pii Predecessori.

Allahumma...taqabbal minna...innaka anta as-Sami wa al-Alim. Amin.